mercoledì 24 giugno 2009

COSMETICI: LE NOVITA IN VIGORE IN ATTESA DEL 2013

La LAV si occupa dall’inizio degli anni ‘90 della sperimentazione animale per fini cosmetici. Il frutto di impegno e perseveranza ha portato nel 1993, insieme alle maggiori associazioni animaliste europee, ad ottenere dalla Commissione Europea la promessa di un bando ai test su animali su prodotto finito ed ingredienti cosmetici entro il 1998 (Direttiva 2003/15/CE). Il bando è stato più volte rimandato, arrivando alla totale esclusione dei test

animali in questo campo di applicazione nel 2013.


Il 2009 rappresenta, però, un anno positivamente importante; infatti, l’11 marzo è entrato in vigore, il secondo stop riguardante i divieti previsti dalla normativa (il primo nel 2004 con il divieto di testare prodotti cosmetici “finiti” su animali) che porta alla quasi totale esclusione dell’uso degli animali vivi per fini sperimentali nel campo della cosmesi. Rimangono in vigore, ancora per pochi anni, tre test fortemente invasivi, quali: tossicità per uso ripetuto, tossicità riproduttiva e tossicocinetica (assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione della sostanza in esame).


Negli ultimi anni sono stati molti gli sforzi economici, politici e scientifici per lo sviluppo di test sostitutivi all’uso di animali, i quali, oltre al vantaggio etico, sono anche migliori sotto il profilo scientifico e quindi di sicurezza per i consumatori; sono, infatti, già disponibili sul mercato più di 20.000 ingredienti cruelty-free.


In attesa del 2013, per evitare di contribuire alla sperimentazione animale con l’acquisto di prodotti che contengono ingredienti di nuova formulazione, la LAV consiglia di attenersi alle aziende che hanno sottoscritto lo Standard Internazionale “Non Testato su Animali”, l’unico disciplinare riconosciuto a livello internazionale in grado di indicare ai consumatori le aziende produttrici di cosmetici che hanno deciso di non contribuire alla sperimentazione animale, impegnandosi a utilizzare solo materie prime già presenti sul mercato prima della data sottoscritta nello Standard. Impegnarsi a utilizzare materie prime già esistenti e fissando una data ben precisa come spartiacque, è oggi l’unico modo concreto per dire stop ai crudeli e inutili esperimenti su animali per fini cosmetici. Il razionale dello Standard è che se ipoteticamente tutte le aziende vi aderissero, cesserebbero immediatamente i test su animali per fini cosmetici poiché non ci sarebbe più mercato di nuove materie prime. Lo Standard Internazionale “Non testato su Animali” è un’iniziativa unitaria delle più importanti associazioni antivivisezioniste e animaliste nel mondo, è coordinato dalla ECEAE (European Coalition to End Animal Experiments) e gestito in Italia dalla LAV. Esso prevede controlli presso le imprese aderenti da parte di una società indipendente di auditing, nel nostro caso ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale), non è quindi una lista di imprese che si autocertificano. Per ottenere il riconoscimento di adesione allo Standard l’azienda deve inviare della documentazione contenente informazioni dettagliate sulla produzione, comprese dichiarazioni di fornitori e produttori di materie prime, dopodiché, se la documentazione risulta completa e corretta, l’azienda può richiedere la visita ispettiva di ICEA, che, attraverso il suo personale tecnico, organizza un controllo sul campo. Solo in seguito all’esito positivo della visita ispettiva da parte di ICEA, la LAV inserisce l’azienda nella propria lista.


Ad oggi sono più di 20 le aziende italiane che hanno sottoscritto lo standard, e altre sono in corso di certificazione. La lista delle ditte aderenti viene costantemente aggiornata sul nostro sito www.lav.it all’interno della campagna cosmetici. Il bando dei test cosmetici su animali, rappresenta un importante cambiamento nello scenario scientifico e culturale, che fonda solide basi per l’accettazione di una ricerca senza animali e stimola la coscienza individuale.


Articolo di Michela Kuan

pubblicato sulla rivista "Impronte" (LAV), numero aprile 2009

DUE STRADE VERSO IL VEGETARIANESIMO

C'è chi pensa che l’alimentazione vegetariana si limiti all’insalata e a qualche verdura bollita e vede questa scelta come un voto di rinuncia al cibo saporito, vario e sfizioso. Naturalmente non è così! Anzi è il contrario.

Con pochi accorgimenti, analizzando i piatti tradizionali e le specialità etniche che ci circondano e apportando qualche variazione è facile trovare piatti che piacciono anche agli onnivori più convinti.

Perché quindi non provare a diventare vegetariani? E come fare? La transizione verso una dieta equilibrata che rispetti i principi etici di non violenza nei confronti degli animali è più facile se si segue un percorso pratico e ragionato. Ognuno è libero di muoversi come meglio crede nel suo processo di avvicinamento al vegetarismo, qualche consiglio può tuttavia essere d’aiuto. Ecco due diverse strade che conducono al traguardo prefissato.

Vegetariano fast
• Analizza i piatti che consumi
abitualmente
• Identifica tra questi i cibi vegetariani
e considerali come punti
da cui partire
•Programma di consumare un pasto
totalmente vegetariano diverse
volte alla settimana
•Elimina sempre più cibi di origine
animale sostituiscili con piatti
vegetariani, anche rivisitando
le tue ricette preferite.
• Impara a conoscere il tofu e il
seitan, il latte di soia, lo yogurt
e i budini di soia o riso e a valorizzare
la cucina italiana tradizionale
a base di cereali, legumi
e verdure
• Amplia le scelte cercando ricette
nei libri di cucina o su Internet
e consultando i numerosi testi
reperibili sul mercato
• Iscriviti ad un forum o a una mailing
list di scambio ricette e consigli
• Documentati sui piatti vegetadi
Paola Segurini riani da mangiare fuori casa
• Analizza la nuova alimentazione
e valuta se i tuoi pasti comprendono
una buona varietà di
cereali integrali, di legumi e di
prodotti a base di soia, di verdura
e frutta, tutti i giorni. Se
non è così, cerca di equilibrare
il menu

Vegetariano select
• Elimina la carne “rossa” la prima
settimana.
• Abolisci la carne “bianca” la seconda
settimana
• Togli il pesce la terza settimana
E quando vuoi le uova e quindi
i latticini
• Segui i consigli pratici dell’itinerario
Vegetariano Fast
• Analizza la nuova alimentazione
e valuta se i tuoi pasti comprendono
una buona varietà di cereali
integrali, di legumi e di prodotti
a base di soia, di verdura e
frutta, tutti i giorni. Se non è così,
cerca di equilibrare il menu.

La varietà è la migliore garanzia che l’alimentazione sia bilanciata. Ma anche la fantasia, lo scambio di esperienze, la voglia di provare ingredienti nuovi sono elementi importanti. Fondamentale nella transizione è l’approccio psicologico: il segreto è concentrarsi sugli aspetti positivi del cambio, sulla nuova energia, sull’universo gastronomico tutto da scoprire e non sul rimpianto per i cibi a cui si decide di non ricorrere più. In conclusione, come in tutti i percorsi, l’avvertenza di base è guardare avanti, non indietro, non avere cioè paura di cambiare ma vedere la realtà con occhi nuovi.

Articolo di Paola Segurini
pubblicato sulla rivista "Impronte"(LAV), numero giugno 2009

domenica 21 giugno 2009

LA CACCIA ALLE BALENE NELL'OCEANO ANTARTICO

Nel 1994 è stato istituito un santuario per le balene nell'area dell'Oceano Antartico. Ma dal 1987 - e cioè dall'anno successivo all'introduzione della moratoria sulla caccia commerciale - il Giappone ha condotto, anno dopo anno, un programma di caccia "a fini scientifici". Nella riunione del 2005 della IWC, tenutasi in Corea, i delegati giapponesi hanno annunciato ufficialmente di voler aggiungere alla propria lista nera di grandi cetacei da cacciare anche le megattere e le balenottere azzurre dell'Antartico, e di voler raddoppiare inoltre la quota di balenottere minori.
Uno strano tipo di ricerca scientifica

Che cosa c'è che non va nella caccia a scopi scientifici?

Il professore Toshio Kasuya, della University of Science and Technology di Teikyo, in Giappone, ha affrontato questo tema su una rivista giapponese, lo scorso ottobre.

"Il costo annuale del programma di ricerca è di circa 6 miliardi di yen, più o meno 50 milioni di dollari americani. Cinque di questi sei miliardi derivano dalla vendita della carne di balena ricavata dagli esemplari cacciati. La quota rimanente deriva invece da sussidi statali e da altre fonti di finanziamento. È chiaro quindi che, senza gli introiti legati al commercio della carne, i balenieri che prendono in appalto il programma di ricerca commissionato dal Governo non potrebbero continuare ad operare, e i cantieri navali che forniscono le flotte non sarebbero in grado di coprire i costi per la costruzione e la manutenzione delle imbarcazioni. La caccia scientifica non è quindi nient'altro che un'attività economica. E per di più non consente ai ricercatori di portare avanti progetti di ricerca autonomi, basati su approcci differenti. È senza dubbio non conforme ai propositi scientifici autorizzati dalla Convenzione".

"L'Istituto per la ricerca sui cetacei - secondo Kasuya - sostiene che l'uccisione degli esemplari di balena sia indispensabile per raccogliere i dati necessari alla ricerca scientifica. In realtà, dall'analisi dei campioni istologici si possono desumere la quantità di grasso e il tasso di riproduzione, mentre una semplice analisi delle feci è sufficiente per studiare le abitudini alimentari di questi cetacei".
Un occhio ai sondaggi

Un problema sempre più cruciale per l'industria è il cambiamento delle abitudini alimentari dei giapponesi, che sembrano gradire sempre di meno la carne di balena. Questo cambiamento è un problema anche per il governo giapponese, che difende a spada tratta il diritto alla caccia alla balena in nome di una presunta importanza culturale ed economica della caccia. L'altro classico argomento di cui ci si serve - peraltro privo di fondamento scientifico - è che le balene mangiano troppo pesce e che, per questo motivo, rappresentano una minaccia per l'equilibrio delle risorse ittiche.

La carne di balena è senza dubbio un cibo di lusso in Giappone. Un sondaggio del 1999, però, ha mostrato come solo l'11 per cento dei giapponesi adulti sia a favore della caccia alla balena, a fronte di un 14 per cento del campione intervistato che si è dichiarato assolutamente contrario. Più di recente è emerso un altro dato interessante: i giapponesi mangiano 40 volte più hamburger che carne di balena. Secondo il Washington Post, nel 2005 l'industria della carne di balena ha accusato un surplus del 20 per cento, e ha dovuto congelare quindi una buona parte del pescato. Una ricerca condotta dall'ufficio statistico giapponese evidenzia che il consumo di bistecche, pollo e maiale è in costante crescita dalla metà degli anni Sessanta, mentre diminuisce il consumo di carne di balena.
La caccia alle balene in Norvegia e in Islanda

Il Giappone non è l'unica nazione che pratica la caccia alla balena, a scopo scientifico o meno. La Norvegia ha ripreso la caccia commerciale nel 1993 e l'Islanda aveva annunciato di voler riprendere la caccia nell'agosto del 2003, dopo un'interruzione di 14 anni (l'Islanda aveva in precedenza rinunciato alla caccia commerciale in seguito alla pressione economica e al boicottaggio internazionale). L'unico mercato per la carne di balena è, in realtà, il Giappone.

Una ripresa del commercio internazionale di prodotti derivati dalle balene sarebbe deleteria: i cacciatori pirata di balene sarebbero incentivati a cacciare le balene di nascosto, perché, senza moratoria, sarebbe molto più facile introdurre carne illegale di balena sul mercato giapponese. Anche oggi, nonostante la moratoria, accade spesso di individuare delle partite di carne illegale di balena sui banchi dei mercati del pesce in Giappone.
Soluzioni - I santuari e il whale watching

I santuari delle balene sono dei rifugi off limits per i balenieri, dove i cetacei possono nutrirsi e riprodursi in pace dopo anni di sfruttamento selvaggio. L'istituzione dei santuari rappresenta una grande opportunità per promuovere la salvaguardia delle balene e avviare un filone di ricerca scientifica concreta, produttiva, e soprattutto non letale.

I santuari possono anche essere un'opportunità dal punto di vista economico: avvierebbero lo sviluppo del turismo mirato all'osservazione delle balene all'interno del loro habitat [ whale watching ], ovvero l'unica forma di attività economica legata alle balene che sia davvero sostenibile. E non siamo i soli a credere in questa idea: sono più di ottanta le nazioni che in tutto il mondo hanno deciso di puntare sul whale watching come settore economico trainante: è un'industria che vale un miliardo di dollari all'anno.

La caccia alle balene ha invece delle ricadute negative sulle attività di whale watching. Quando ad esempio l'Islanda ha ripreso i programmi di caccia, le prenotazioni per il whale watching sono crollate del 90 per cento. L'associazione islandese per il whale watching ha accusato le compagnie baleniere, pretendendo lo stop delle attività di caccia. I piani di una ripresa della caccia su larga scala sono stati alla fine accantonati, e lo sviluppo del whale watching sta cominciando a riacquistare terreno.

Sono molte le nazioni costiere che ne hanno beneficiato. La Repubblica Dominicana, da sola, incassa ogni anno 5,2 milioni di dollari americani grazie all'eco-turismo, un settore che si è sviluppato dopo l'istituzione del Silver Bank Humpback Whale Marine Sanctuary. In Australia - un'altra nazione un tempo impegnata sul fronte della caccia alla balena - l'ultima balena è stata catturata ad Albany nel 1978. Da allora la stazione baleniera di Cheynes Beach è stata riconvertita, e al suo posto c'è un sito di whale watching che ogni anno attira un milione e mezzo di visitatori.

FONTE:
http://www.greenpeace.org/italy/campagne/oceani/caccia-alle-balene/la-caccia-antartica

NUOVE NORME SUI MACELLI NELL'UNIONE EUROPEA

Il Parlamento Europeo in seduta plenaria ha sostenuto la proposta della Commissione UE di ridurre al minino le sofferenze, rafforzando e aggiornando le regole in vigore dal 1993, nel rispetto delle libertà religiose.
Gli europarlamentari hanno sottolineato la necessità di evitare tutte le sofferenze inutili agli animali, chiedendo che al momento della macellazione siano sempre storditi, con la sola eccezione per le macellazioni rituali. Gli europarlamentari raccomandano che nella nuova normativa UE vengano precisate le pratiche migliori da seguire; chiarite le responsabilità in materia di benessere degli animali che devono ricadere sull'azienda e non sul lavoratore/controllore; rafforzate le verifiche affinché le carni importate nell'UE rispettino la normativa comunitaria.

Nei macelli dell'UE vengono abbattuti ogni anno circa 360 milioni di suini, ovini, caprini e bovini e più di 4 miliardi di volatili da cortile. L'industria della pelliccia europea è inoltre responsabile dell'abbattimento di 25 milioni di animali mentre i centri di incubazione eliminano 330 milioni di pulcini di un giorno. Negli ultimi anni altri milioni di animali sono stati soppressi a causa dell’influenza aviaria e dell’afta epizootica.
I macelli hanno l’obbligo di stordire gli animali prima della macellazione al fine di ridurne al minimo il dolore e l’angoscia, ma le norme che presiedono allo stordimento sono rimaste le stesse dal 1993 e non sono dunque più in linea con l’evoluzione scientifica e tecnologica e con le istanze in materia di benessere animale.
Lo stordimento avviene usando l’elettricità, il gas o la forza (ad esempio, mediante un fucile ad aria compressa) per far perdere conoscenza all’animale. Nessun metodo è sicuro al 100%, e alcuni animali si risvegliano negli ultimi minuti prima della morte.
In base alle nuove norme i macelli dovranno controllare che gli animali storditi non si risveglino prima dell’abbattimento.

La nuova normativa sostituirà la direttiva 93/119/CE relativa alla protezione degli animali durante la macellazione o l'abbattimento, che disciplina l'abbattimento degli animali da allevamento.
La principale modifica della legislazione proposta è il mutamento della natura della fonte, da direttiva a regolamento, il quale consentirà un'applicazione uniforme e simultanea, evitando l'onere del recepimento e discrepanze a livello nazionale. I macelli operanti nei paesi extraeuropei dovranno soddisfare norme analoghe per esportare nell’UE.

Nel Parere della “Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare”, viene affermato: “Ridurre il consumo di carne sarebbe il modo più ovvio per minimizzare le sofferenze subite da milioni di animali e porre fine all’abbattimento su ampia scala del bestiame. La questione andrebbe affrontata con la massima priorità, in vista di produrre cambiamenti rapidi. Purtroppo è estremamente improbabile che il consumo di carne cessi nel prossimo futuro e risulta quindi fondamentale ridurre a un livello minimo la sofferenza degli animali al momento della macellazione”.

Noi tutti, con le nostre scelte, possiamo contribuire ad evitare inutili sofferenze agli animali, la decisione finale è nelle nostre mani. Se credi che sia giunto il momento di smettere di mangiare gli altri animali e di avvicinarsi, anche gradualmente, ad un’alimentazione vegetariana o vegana, visita il nostro sito:
http://www.oipaitalia.com/vegetarismo.html

Paola Ghidott
OIPA International Campaigns Director

FONTE
http://www.oipaitalia.com/allevamenti/notizie/unioneeuropea.html

giovedì 28 maggio 2009

GREENPEACE TORINO CONTRO IL NUCLEARE

Greenpeace propone, all’interno dell’attuale dibattito sul nucleare, un
doppio appuntamento per riflettere sui pericoli di questa scelta energetica:
- Venerdì 29 maggio presso la Biblioteca civica Centrale, via della
Cittadella 5, Torino, Greenpeace inaugura la mostra fotografica “Certificate
000358/ - Il costo umano di una catastrofe nucleare”.
Sarà possibile visitare la mostra fino a martedì 30 giugno, tutti i giorni,
escluso la domenica, dalle ore 08.15 alle 19.55, lunedì dalle 15.00 alle
19.55.
- Martedì 9 giugno ore 18.00 presso la Biblioteca civica Calvino, Lungo Dora
Agrigento 94. incontro-dibattito ‘Ritorno al Nucleare’, per discutere del
futuro energetico.



Primavera 1986, a più di vent’anni di distanza questa mostra rappresenta
un’importante testimonianza delle conseguenze che gli esperimenti nucleari e
il disastro di Cernobyl hanno avuto sulle persone e sui luoghi dell’ex
Unione Sovietica. Un messaggio importante che vogliamo comunicare e
inserire.



Il fotografo Robert Knoth, insieme alla giornalista Antoinette de Jong e in
collaborazione con Greenpeace, ha realizzato quattro reportage fotografici
in altrettante aree colpite da incidenti e contaminazioni nucleari dell'ex
Unione Sovietica. A vent'anni dal disastro di Cernobyl, la mostra evidenzia
come questa tragedia non abbia rappresentato un fatto isolato e si inserisce
nel dibattito attuale sulla necessità di garantire l'approvvigionamento
energetico per il futuro.

La mostra e il volume fotografico si concentrano su vari aspetti, tra cui la
salute e l'assistenza sanitaria erogata a milioni di persone colpite dalle
radiazioni e le conseguenze degli incidenti dal punto di vista economico e
sociale. Le vicende personali si mescolano a paesaggi che ritraggono zone
abbandonate dall'uomo e contaminate, storie di vita quotidiana in città e
paesi contaminati, centri medici, oltre a una serie di ritratti di persone
affette da malattie causate dalle radiazioni.





Per informazioni:

Giuliana Ponzetti , coordinatore gruppo locale Greenpeace Torino

IL TAR PIEMONTE BLOCCA LA REALIZZAZIONE DEL DEPOSITO NUCLEARE DI BOSCO MARENGO (AL)

Con una ordinanza sospensiva depositata oggi 22 maggio 2009 il TAR del Piemonte ha sospeso la realizzazione del deposito nucleare di Bosco Marengo, destinato a contenere i rifiuti radioattivi derivanti dallo smantellamento dell'impianto "FN" di fabbricazione di combustibile nucleare. "Ho personalmente firmato questo ricorso insieme alle Associazioni ambientaliste - dichiara Enrico Moriconi, consigliere regionale del Piemonte- perchè non è concepibile che Sogin intenda disseminare il Piemonte (e tutta l'Italia) di depositi nucleari, realizzati in ciascuno dei siti nucleari esistenti, che sono purtroppo collocati in zone estremamente a rischio.

La legge 368/2003 prevede che, per i rifiuti radioattivi già esistenti, si debba realizzare un deposito centralizzato, in un luogo scelto con tutte le possibili attenzioni al fine di rendere minime le conseguenze di un eventuale rilascio di radioattività.

Io sono convinto che il nucleare sia una tecnologia da abbandonare per la sua estrema pericolosità, ma in ogni caso la Sogin e il Governo rispettino almeno le leggi vigenti, e evitino di perpetuare le scelte irresponsabili fatte quarant'anni fa quando gli impianti nucleari furono autorizzati senza porsi tante preoccupazioni.

Infine - conclude il Consigliere Moriconi - questa sentenza dovrebbe fare riflettere chi sostiene oggi il rilancio del nucleare, quando sono così ben evidenti i problemi che il nucleare ha causato al nostro territorio".

Torino, 22 maggio 2009

Enrico Moriconi
Consigliere Regionale del Piemonte
Gruppo Ecologisti - Uniti a Sinistra
Uff. Stampa 011.5757.733 http://www.enricomoriconi.it

lunedì 25 maggio 2009

CONTRO LA VIVISEZIONE: come scegliere a chi destinare il 5x1000 senza finanziare gli esperimenti sugli animali

E’iniziata sabato 18 aprile e si è conclusa domenica 26 la Settimana Internazionale per gli Animali di Laboratorio 2009 (World Week for Animals in Laboratories 2009).


Si tratta di un evento che si ripete ogni anno dal 1986, ideato dall’ IDA (In Defense of Animals), un’organizzazione no-profit statunitense nata nel 1983 con il nome di Californians for Responsible Research dalla volontà di tre veterinari, preoccupati per le drammatiche condizioni degli animali di laboratorio all’Università di Berkeley.


Questa iniziativa, cui aderiscono associazioni e gruppi animalisti in tutto il mondo ha come principale obiettivo quello di fare informazione sul tema degli esperimenti sugli animali, mettendo in evidenza lo scandalo degli abusi cruenti, l’anacronismo scientifico e l’inutilità di queste pratiche. Oggi la scienza e la tecnologia mettono a disposizione della ricerca mezzi e strumenti di alta qualità, per garantire la salute di uomini e donne senza bisogno di torturare e uccidere centinaia di migliaia di animali.


In Italia ha aderito al progetto Agire Ora Network, la rete animalista impegnata da anni nella difesa degli animali e contro il loro sfruttamento, che ha lanciato la campagna No al 5 per mille alla vivisezione!. A Torino è stato organizzato un sit-in il 18 aprile che come afferma la coordinatrice nazionale del Network Marina Berati “nonostante la pioggia è andato bene perché molte persone si sono interessate e hanno preso del materiale informativo”. Altri raduni sono previsti nel resto d’Italia .



Agire Ora Network ha pubblicato sul suo portale antivivisezionista una lista delle associazioni cui si può destinare il 5 per mille, distinguendo tra quelle che finanziano la vivisezione (tra le più note Telethon) e quelle che non lo fanno (come I-Care Italia). I volontari della rete animalista mettono in guardia dal rischio che i soldi finiscano comunque nelle casse di chi finanzia gli esperimenti sugli animali nei casi in cui si scelgano come destinatari le università o settori quali ricerca, sanità e volontariato senza specifiche.

VITA DA CANI E DA GATTI

Scimmie e balene possono essere molto felici o tristi, ma ancora non sanno spiegarlo. Così l’abbiamo chiesto a due umani che di animali se ne intendono: Monica Mazzotto, etologa che oggi si occupa di divulgazione scientifica e Augusto Vitale, primatologo ed esperto di bioetica, ricercatore presso l’Istituto superiore di sanità (ISS).

“Il termine felicità è un termine che abbiamo inventato noi umani per descrivere un determinato stato d'animo, dobbiamo stare attenti a non usare in maniera superficiale categorie di tipo antropomorfico per parlare degli animali” inizia Vitale. I due studiosi danno una prima definizione condivisa di felicità come benessere: “Per tutti gli animali la condizione di base per una vita felice è il soddisfacimento dei bisogni essenziali” spiega Mazzotto. Prima della nascita dell’etologia cognitiva, avvenuta trenta anni fa negli Stati Uniti, i comportamenti degli animali venivano ridotti a solo istinto. “Questo approccio – racconta la dottoressa - soffriva di un difetto: portava gli scienziati a elaborare teorie meccaniche molto complesse quando la spiegazione più semplice era evidente”. Tanti anni prima, Darwin fu il primo a parlare di emozioni riferendosi agli animali. “Per il padre dell’evoluzionismo – continua Mazzotto - dall’organismo più semplice a quello più complesso le differenze sono di grado e questo principio vale anche per la sfera emotiva”.
Il benessere garantisce la felicità per gli animali più elementari, ma avvicinandosi all’uomo sulla scala evolutiva le esigenze aumentano. “Felicità vuol dire anche gioia e una delle massime espressioni negli organismi superiori come i mammiferi è il gioco, felicità pura, fine a se stessa”. Inoltre, come tiene a precisare l’etologa “la felicità dipende dalle particolarità di ogni specie: per i cani è importante non essere lasciati soli, perché soffrono di solitudine, i delfini invece si deprimono quando si annoiano”. Tra i primati, aggiunge Vitale, “il tipo di vocalizzazione che viene emesso può darci un importante informazione sulla condizione emozionale di un individuo, ‘una finestra sull'anima’ come ha detto Mark Bekoff”.“Non sarà mai qualcosa di intellettualizzato come per noi, che siamo capaci di proiettarci nel futuro, fare programmi e fantasie, ma più ci si avvicina all’essere umano più la felicità degli animali assomiglia alla nostra” conclude Mazzotto.

Per rilevare il grado di felicità o infelicità degli animali, come degli esseri umani, si può ricorrere a parametri fisiologici, misurando il livello di presenza di certi ormoni all’interno dell’organismo. Per Mazzotto e Vitale però ha un ruolo importante anche l’empatia. Quella capacità che ci permette di riconoscerci nell’altro e immedesimarci in lui, provare dolore quando l’altro lo prova, essere felici quando l’altro lo è. Questa dote è tanto più spiccata quanto più l’altro è simile a noi, quanto più l’identificazione è facile e in questo senso si spiega la nostra naturale propensione verso i mammiferi.“Tra esseri umani esiste una spinta affettiva più forte rispetto a quella esistente tra individui appartenenti a specie diverse”.
Si tratta di uno dei motivi per cui, secondo Vitale, molti ricercatori scelgono di fare esperimenti sugli animali. Difficilmente per le cavie si può parlare di felicità, ma per il primatologo non è questo il punto: “Per ogni ricercatore arriva il momento di una scelta morale, utilizzare o non utilizzare animali a fini scientifici, per migliorare la qualità della vita degli esseri umani. Il problema implicito è stabilire se si attribuiscono agli animali gli stessi diritti che si riconoscono agli uomini”. Nell’opinione dell’esperto nonostante ci sia ancora molta strada da fare, l'attenzione al benessere degli animali in allevamento e nei laboratori sperimentali è aumentata nell’ultimo decennio. “Oggi siamo in grado di sostituire gli esperimenti con animali per alcuni casi, ma non ancora per tutti e dove l’impiego è necessario, è anche doveroso garantire le migliori condizioni di vita”.
Sul consumo di carne Mazzotto non è contraria, ma aggiunge: “Le condizioni di vita degli animali dovrebbero migliorare, la carne stessa sarebbe più buona se gli animali fossero felici, una vacca felice è più produttiva e anche più gustosa da mangiare”. Conclude la dottoressa: “Il lavoro svolto dall’etologia, spiegare come sono fatti e come funzionano gli animali, è utile per ottenere un maggiore rispetto.

Circondati da piante sui terrazzi, cani, gatti, pappagallini e pesci rossi in casa, dovremmo poi riflettere sulla nostra felicità, cui forse manca un po’ di natura”.

Pezzo pubblicato sul numero di Maggio di Futura, giornale del Master in Giornalismo di Torino

mercoledì 20 maggio 2009

FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO, SECONDO GIORNO (15/05/09): Dall’etologia di Mainardi alla grande peste di Bordese

Un labrador nero, un husky e un micio grigio guardano la platea dalle copertine dei libri appoggiati sul tavolo. L’intelligenza degli animali, La bella zoologia, L’acchiappacolombi, Nella mente degli animali e Vivere a spese degli altri sono i titoli di alcune delle opere dei due ospiti. L’etologo Danilo Mainardi ha insegnato nelle università di Parma e Venezia, presiede la Lipu e si occupa di divulgazione scientifica; Claudia Bordese è biologa, ma anche studiosa di evoluzione ed etologia. Ernesto Ferrero introduce la lectio magistralis: “A leggere Mainardi si capisce quanto l’intelligenza degli animali sia sottovalutata”. Poi cita Primo Levi e il suo elogio della tenia.

Il professore si avvicina alla lavagna e alle parole accompagna il disegno con le figure stilizzate di un polpo e di una cozza. “Il polpo è un animale molto intelligente, ma con pochi istinti, la cozza al contrario è poco intelligente, ma con istinti forti”. L’intelligenza nel mondo animale ha molteplici varianti, che vanno dall’istinto, definito “l’intelligenza della specie”, risorsa degli animali specialisti, in grado di risolvere solo situazioni previste, alla capacità di sciogliere situazioni impreviste, propria degli animali generalisti. Per spiegare meglio l’etologo usa degli esempi: “Il moscone, che ci entra in casa continua a sbattere contro il vetro perché è istintivamente attratto dalla luce. Il gatto, posto di fronte a un ostacolo tra lui e il cibo, si mette a pensare per trovare una soluzione. Il piccolo felino - continua Mainardi - è capace di fare “detour”, cioè immaginare se stesso, la situazione in cui si trova e le possibilità di risolvere il problema”.

Secondo l’etologo due concetti importanti sono quelli di “ment” e “socialità”. Il primo viene applicato al mondo animale da quando è nata l’etologia cognitiva, mentre in precedenza riguardava solo l’uomo. “La mente - chiarisce il professore - è un fenomeno di convergenza evolutiva. Le menti degli animali rappresentano percorsi diversi per arrivare alla stessa soluzione, non sono un fenomeno unitario, ma si assomigliano. Quando diciamo “mente” è come se dicessimo “ala”: ne esistono molti tipi, accomunati da un’identica funzione”.
A proposito di socialità Mainardi richiama il nome di Giacomo Rizzolatti - anche lui ospite della Fiera - suo vecchio compagno di università e scopritore dei neuroni specchio.

Mainardi infine parla del rapporto genitori-prole: “Tra gli uomini la più antica forma di trasmissione culturale è quella parentale, ma anche tra gli altri animali questo rapporto è fondamentale per l’apprendimento. Tra le beccacce di mare, gli esemplari che hanno passato più tempo con i genitori sono capaci di aprire le ostriche con delle tecniche efficaci, quelli che invece sono stati poco con i genitori non lo sanno fare. Vale il principio secondo cui tanto maggiore è il tempo di sovrapposizione tra genitori e figli, tante di più saranno le cose apprese”. Prima di passare la parola alla giovane collega, il professore conclude: “Cosa abbiamo perso noi umani lo possiamo vedere osservando gli animali”.


Claudia Bordese si occupa di parassiti: “Diversamente da quello che si potrebbe credere i parassiti non sono pochi: la metà degli organismi viventi sono parassiti. E l’altra metà sono loro ospiti”. Animali molto particolari, il cui ambiente naturale è il corpo di un altro essere vivente e che per sopravvivere hanno dovuto elaborare strategie di sopravvivenza originali: “Trovare un partner è talmente difficile che molti parassiti vivono in uno stato di amplesso permanente, che dura anni”. “Il fenomeno del parassitismo - conclude Bordese dopo molti esempi - oltre a un grande valore naturalistico, ha un notevole peso nella vita degli esseri umani. I parassiti hanno influenzato la vita economica e sociale e la salute delle società nel corso della storia”. Chiude ricordando solo alcuni episodi come l’epidemia di tifo nel Granducato di Toscana nel XVII secolo, dovuta ai pidocchi; la grande carestia che colpì l’Irlanda tra nell’ottocento, causata da un parassita delle patate. Fino ad arrivare ai giorni nostri e ai gravi danni che i parassiti causano soprattutto tra le popolazioni del sud America.


Pezzo pubblicato su
http://www.fieralibro.it/it/news-e-multimedia/notizie/9993-39-dalletologia-di-mainardi-alla-grande-peste-di-bordese-.html