mercoledì 20 maggio 2009

FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO, SECONDO GIORNO (15/05/09): Dall’etologia di Mainardi alla grande peste di Bordese

Un labrador nero, un husky e un micio grigio guardano la platea dalle copertine dei libri appoggiati sul tavolo. L’intelligenza degli animali, La bella zoologia, L’acchiappacolombi, Nella mente degli animali e Vivere a spese degli altri sono i titoli di alcune delle opere dei due ospiti. L’etologo Danilo Mainardi ha insegnato nelle università di Parma e Venezia, presiede la Lipu e si occupa di divulgazione scientifica; Claudia Bordese è biologa, ma anche studiosa di evoluzione ed etologia. Ernesto Ferrero introduce la lectio magistralis: “A leggere Mainardi si capisce quanto l’intelligenza degli animali sia sottovalutata”. Poi cita Primo Levi e il suo elogio della tenia.

Il professore si avvicina alla lavagna e alle parole accompagna il disegno con le figure stilizzate di un polpo e di una cozza. “Il polpo è un animale molto intelligente, ma con pochi istinti, la cozza al contrario è poco intelligente, ma con istinti forti”. L’intelligenza nel mondo animale ha molteplici varianti, che vanno dall’istinto, definito “l’intelligenza della specie”, risorsa degli animali specialisti, in grado di risolvere solo situazioni previste, alla capacità di sciogliere situazioni impreviste, propria degli animali generalisti. Per spiegare meglio l’etologo usa degli esempi: “Il moscone, che ci entra in casa continua a sbattere contro il vetro perché è istintivamente attratto dalla luce. Il gatto, posto di fronte a un ostacolo tra lui e il cibo, si mette a pensare per trovare una soluzione. Il piccolo felino - continua Mainardi - è capace di fare “detour”, cioè immaginare se stesso, la situazione in cui si trova e le possibilità di risolvere il problema”.

Secondo l’etologo due concetti importanti sono quelli di “ment” e “socialità”. Il primo viene applicato al mondo animale da quando è nata l’etologia cognitiva, mentre in precedenza riguardava solo l’uomo. “La mente - chiarisce il professore - è un fenomeno di convergenza evolutiva. Le menti degli animali rappresentano percorsi diversi per arrivare alla stessa soluzione, non sono un fenomeno unitario, ma si assomigliano. Quando diciamo “mente” è come se dicessimo “ala”: ne esistono molti tipi, accomunati da un’identica funzione”.
A proposito di socialità Mainardi richiama il nome di Giacomo Rizzolatti - anche lui ospite della Fiera - suo vecchio compagno di università e scopritore dei neuroni specchio.

Mainardi infine parla del rapporto genitori-prole: “Tra gli uomini la più antica forma di trasmissione culturale è quella parentale, ma anche tra gli altri animali questo rapporto è fondamentale per l’apprendimento. Tra le beccacce di mare, gli esemplari che hanno passato più tempo con i genitori sono capaci di aprire le ostriche con delle tecniche efficaci, quelli che invece sono stati poco con i genitori non lo sanno fare. Vale il principio secondo cui tanto maggiore è il tempo di sovrapposizione tra genitori e figli, tante di più saranno le cose apprese”. Prima di passare la parola alla giovane collega, il professore conclude: “Cosa abbiamo perso noi umani lo possiamo vedere osservando gli animali”.


Claudia Bordese si occupa di parassiti: “Diversamente da quello che si potrebbe credere i parassiti non sono pochi: la metà degli organismi viventi sono parassiti. E l’altra metà sono loro ospiti”. Animali molto particolari, il cui ambiente naturale è il corpo di un altro essere vivente e che per sopravvivere hanno dovuto elaborare strategie di sopravvivenza originali: “Trovare un partner è talmente difficile che molti parassiti vivono in uno stato di amplesso permanente, che dura anni”. “Il fenomeno del parassitismo - conclude Bordese dopo molti esempi - oltre a un grande valore naturalistico, ha un notevole peso nella vita degli esseri umani. I parassiti hanno influenzato la vita economica e sociale e la salute delle società nel corso della storia”. Chiude ricordando solo alcuni episodi come l’epidemia di tifo nel Granducato di Toscana nel XVII secolo, dovuta ai pidocchi; la grande carestia che colpì l’Irlanda tra nell’ottocento, causata da un parassita delle patate. Fino ad arrivare ai giorni nostri e ai gravi danni che i parassiti causano soprattutto tra le popolazioni del sud America.


Pezzo pubblicato su
http://www.fieralibro.it/it/news-e-multimedia/notizie/9993-39-dalletologia-di-mainardi-alla-grande-peste-di-bordese-.html

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