domenica 21 giugno 2009

LA CACCIA ALLE BALENE NELL'OCEANO ANTARTICO

Nel 1994 è stato istituito un santuario per le balene nell'area dell'Oceano Antartico. Ma dal 1987 - e cioè dall'anno successivo all'introduzione della moratoria sulla caccia commerciale - il Giappone ha condotto, anno dopo anno, un programma di caccia "a fini scientifici". Nella riunione del 2005 della IWC, tenutasi in Corea, i delegati giapponesi hanno annunciato ufficialmente di voler aggiungere alla propria lista nera di grandi cetacei da cacciare anche le megattere e le balenottere azzurre dell'Antartico, e di voler raddoppiare inoltre la quota di balenottere minori.
Uno strano tipo di ricerca scientifica

Che cosa c'è che non va nella caccia a scopi scientifici?

Il professore Toshio Kasuya, della University of Science and Technology di Teikyo, in Giappone, ha affrontato questo tema su una rivista giapponese, lo scorso ottobre.

"Il costo annuale del programma di ricerca è di circa 6 miliardi di yen, più o meno 50 milioni di dollari americani. Cinque di questi sei miliardi derivano dalla vendita della carne di balena ricavata dagli esemplari cacciati. La quota rimanente deriva invece da sussidi statali e da altre fonti di finanziamento. È chiaro quindi che, senza gli introiti legati al commercio della carne, i balenieri che prendono in appalto il programma di ricerca commissionato dal Governo non potrebbero continuare ad operare, e i cantieri navali che forniscono le flotte non sarebbero in grado di coprire i costi per la costruzione e la manutenzione delle imbarcazioni. La caccia scientifica non è quindi nient'altro che un'attività economica. E per di più non consente ai ricercatori di portare avanti progetti di ricerca autonomi, basati su approcci differenti. È senza dubbio non conforme ai propositi scientifici autorizzati dalla Convenzione".

"L'Istituto per la ricerca sui cetacei - secondo Kasuya - sostiene che l'uccisione degli esemplari di balena sia indispensabile per raccogliere i dati necessari alla ricerca scientifica. In realtà, dall'analisi dei campioni istologici si possono desumere la quantità di grasso e il tasso di riproduzione, mentre una semplice analisi delle feci è sufficiente per studiare le abitudini alimentari di questi cetacei".
Un occhio ai sondaggi

Un problema sempre più cruciale per l'industria è il cambiamento delle abitudini alimentari dei giapponesi, che sembrano gradire sempre di meno la carne di balena. Questo cambiamento è un problema anche per il governo giapponese, che difende a spada tratta il diritto alla caccia alla balena in nome di una presunta importanza culturale ed economica della caccia. L'altro classico argomento di cui ci si serve - peraltro privo di fondamento scientifico - è che le balene mangiano troppo pesce e che, per questo motivo, rappresentano una minaccia per l'equilibrio delle risorse ittiche.

La carne di balena è senza dubbio un cibo di lusso in Giappone. Un sondaggio del 1999, però, ha mostrato come solo l'11 per cento dei giapponesi adulti sia a favore della caccia alla balena, a fronte di un 14 per cento del campione intervistato che si è dichiarato assolutamente contrario. Più di recente è emerso un altro dato interessante: i giapponesi mangiano 40 volte più hamburger che carne di balena. Secondo il Washington Post, nel 2005 l'industria della carne di balena ha accusato un surplus del 20 per cento, e ha dovuto congelare quindi una buona parte del pescato. Una ricerca condotta dall'ufficio statistico giapponese evidenzia che il consumo di bistecche, pollo e maiale è in costante crescita dalla metà degli anni Sessanta, mentre diminuisce il consumo di carne di balena.
La caccia alle balene in Norvegia e in Islanda

Il Giappone non è l'unica nazione che pratica la caccia alla balena, a scopo scientifico o meno. La Norvegia ha ripreso la caccia commerciale nel 1993 e l'Islanda aveva annunciato di voler riprendere la caccia nell'agosto del 2003, dopo un'interruzione di 14 anni (l'Islanda aveva in precedenza rinunciato alla caccia commerciale in seguito alla pressione economica e al boicottaggio internazionale). L'unico mercato per la carne di balena è, in realtà, il Giappone.

Una ripresa del commercio internazionale di prodotti derivati dalle balene sarebbe deleteria: i cacciatori pirata di balene sarebbero incentivati a cacciare le balene di nascosto, perché, senza moratoria, sarebbe molto più facile introdurre carne illegale di balena sul mercato giapponese. Anche oggi, nonostante la moratoria, accade spesso di individuare delle partite di carne illegale di balena sui banchi dei mercati del pesce in Giappone.
Soluzioni - I santuari e il whale watching

I santuari delle balene sono dei rifugi off limits per i balenieri, dove i cetacei possono nutrirsi e riprodursi in pace dopo anni di sfruttamento selvaggio. L'istituzione dei santuari rappresenta una grande opportunità per promuovere la salvaguardia delle balene e avviare un filone di ricerca scientifica concreta, produttiva, e soprattutto non letale.

I santuari possono anche essere un'opportunità dal punto di vista economico: avvierebbero lo sviluppo del turismo mirato all'osservazione delle balene all'interno del loro habitat [ whale watching ], ovvero l'unica forma di attività economica legata alle balene che sia davvero sostenibile. E non siamo i soli a credere in questa idea: sono più di ottanta le nazioni che in tutto il mondo hanno deciso di puntare sul whale watching come settore economico trainante: è un'industria che vale un miliardo di dollari all'anno.

La caccia alle balene ha invece delle ricadute negative sulle attività di whale watching. Quando ad esempio l'Islanda ha ripreso i programmi di caccia, le prenotazioni per il whale watching sono crollate del 90 per cento. L'associazione islandese per il whale watching ha accusato le compagnie baleniere, pretendendo lo stop delle attività di caccia. I piani di una ripresa della caccia su larga scala sono stati alla fine accantonati, e lo sviluppo del whale watching sta cominciando a riacquistare terreno.

Sono molte le nazioni costiere che ne hanno beneficiato. La Repubblica Dominicana, da sola, incassa ogni anno 5,2 milioni di dollari americani grazie all'eco-turismo, un settore che si è sviluppato dopo l'istituzione del Silver Bank Humpback Whale Marine Sanctuary. In Australia - un'altra nazione un tempo impegnata sul fronte della caccia alla balena - l'ultima balena è stata catturata ad Albany nel 1978. Da allora la stazione baleniera di Cheynes Beach è stata riconvertita, e al suo posto c'è un sito di whale watching che ogni anno attira un milione e mezzo di visitatori.

FONTE:
http://www.greenpeace.org/italy/campagne/oceani/caccia-alle-balene/la-caccia-antartica

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